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Come l'AI viene usata nella data science (e perché non la sostituirà)

Aggiornato il July 22, 20265 minuti di lettura


Un data scientist in un'azienda di e-commerce a Milano passava intere giornate a ripulire tabelle di vendite e a scrivere query ripetitive. Oggi chiede a un modello di generare la bozza dello script, la corregge in cinque minuti e usa il tempo risparmiato per capire perché certi clienti abbandonano il carrello. È qui che l'AI viene usata nella data science: non come sostituto, ma come acceleratore del lavoro noioso.

La domanda che gira di più tra chi vuole entrare nel settore è semplice: se l'AI fa sempre più cose da sola, ha ancora senso studiare data science? La risposta breve è sì. Quella lunga richiede di capire cosa fa davvero l'intelligenza artificiale dentro un progetto di dati.

Come l'AI viene usata nella data science

Partiamo dalla confusione più comune. L'AI non è un blocco separato che arriva a rimpiazzare il data scientist. È uno strumento che entra in quasi ogni fase del lavoro sui dati.

Nella pulizia e preparazione dei dati, i modelli aiutano a individuare valori anomali, a suggerire trasformazioni e a scrivere codice di partenza. Nella fase di analisi, gli assistenti generativi accelerano la scrittura di query SQL o di script Python in pandas. Quando arriva il momento di costruire un modello predittivo, tecniche di machine learning e deep learning fanno il grosso del lavoro: prevedere le vendite del prossimo trimestre, classificare le email, raccomandare un prodotto.

Un esempio concreto per chi parte da zero. Immagina una catena di negozi che vuole sapere quanti panettoni ordinare a dicembre. Il data scientist raccoglie gli storici di vendita, li pulisce, poi allena un modello che impara dai pattern degli anni passati. Il modello, che è AI in senso stretto, fa la previsione. La persona decide quali dati usare, valuta se la previsione ha senso e la spiega ai responsabili degli acquisti. L'AI calcola. La persona giudica.

Chi vuole vedere come queste fasi si legano in un percorso strutturato può consultare il programma del bootcamp in data science e AI di Code Labs Academy, pensato proprio per portare un principiante dai fondamentali ai modelli funzionanti.

L'AI fa parte della data science, o è il contrario?

Una delle domande più cercate su Google è proprio questa, e la confusione è comprensibile. Le due discipline si sovrappongono ma non coincidono.

La data science è il campo più ampio: raccogliere dati, pulirli, analizzarli, trarne decisioni. L'intelligenza artificiale è un insieme di tecniche — machine learning, deep learning, modelli linguistici — che un data scientist usa quando servono. Molti progetti di data science non usano affatto l'AI: un'analisi di bilancio o un report sulle vendite regionali possono benissimo fare a meno di reti neurali.

Detto in modo diretto: l'AI è uno degli strumenti nella cassetta degli attrezzi del data scientist, non tutta la cassetta. Chi impara solo a chiamare un modello preallenato senza capire i dati sotto resta fragile. Chi capisce i dati sa quando l'AI serve davvero e quando è un martello usato su una vite.

L'AI sostituirà i data scientist?

Questa è la paura vera dietro le altre domande. Vale la pena affrontarla senza giri di parole.

L'AI sta automatizzando compiti, non ruoli. Scrivere codice di base, generare grafici, riassumere risultati: tutto questo diventa più veloce. Ma la parte che conta — decidere quale problema di business risolvere, scegliere i dati giusti, riconoscere quando un modello sta sbagliando, spiegare i risultati a chi non è tecnico — resta umana. Un modello non sa se i tuoi dati sono distorti. Tu sì, se sei stato formato bene.

C'è anche un lato pratico. Le aziende italiane, dalle banche di Torino alle startup di Bologna, hanno più dati che mai e sempre meno persone capaci di trasformarli in decisioni. L'automazione alza l'asticella delle competenze richieste, non elimina il ruolo. Il data scientist che sa usare l'AI batte quello che la ignora, e batte anche l'AI usata senza un professionista che la guidi.

Data science o "solo AI": cosa conviene studiare

Chi inizia oggi si trova spesso davanti a un bivio: puntare su un percorso di data science completo o buttarsi direttamente su corsi focalizzati solo sull'AI generativa. Ecco un confronto onesto.

AspettoPercorso data science completoSolo strumenti AI / prompt
Fondamenta su statistica e datiSolide, insegnate da zeroSpesso assenti
Capacità di valutare un modelloSì, sai quando sbagliaLimitata, ti fidi dell'output
Sbocchi lavorativi in ItaliaData scientist, data analyst, ML engineerRuoli più ristretti e volatili
Tenuta nel tempoAlta, le basi non invecchianoBassa, gli strumenti cambiano ogni anno
Curva inizialePiù impegnativaPiù rapida ma superficiale

Imparare gli strumenti AI non è inutile — fa parte del mestiere. Ma senza le fondamenta, sei alla mercé di ogni cambiamento di tool. Con le fondamenta, ogni nuovo strumento diventa un'aggiunta al tuo arsenale. Se vuoi confrontare le opzioni disponibili, l'elenco completo dei corsi tech di Code Labs Academy mostra come i percorsi si differenziano per obiettivo di carriera.

Da dove iniziare, concretamente

Se parti da zero, l'ordine sensato è questo: prima Python e SQL, poi statistica di base, poi manipolazione dei dati con pandas, e solo dopo machine learning e modelli di AI. Saltare le basi per arrivare subito alle reti neurali è la scorciatoia che si paga più cara.

Gli strumenti che troverai negli annunci di lavoro italiani sono abbastanza stabili: Python, SQL, librerie come scikit-learn e pandas, ambienti come Jupyter, e sempre più spesso familiarità con i modelli generativi. Un buon bootcamp ti fa costruire progetti reali con questi strumenti, non solo teoria.

Per chi lavora già e vuole studiare con i propri ritmi, esiste anche la versione self-paced del corso di data science e AI, che permette di andare avanti serata dopo serata senza mollare il lavoro attuale.

L'AI sta cambiando come si fa data science, non se serve farla. Chi impara oggi le fondamenta e ci aggiunge la padronanza degli strumenti AI parte con un vantaggio reale sul mercato del lavoro italiano. Se vuoi capire tempi, costi e formato prima di decidere, dai un'occhiata alle opzioni di prezzo e iscrizione di Code Labs Academy.

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Domande frequenti

Come viene usata l'AI nella data science?

L'AI entra in quasi ogni fase: aiuta a pulire i dati, a scrivere codice e query più velocemente, e alimenta i modelli predittivi come previsioni di vendita o sistemi di raccomandazione. Il data scientist decide quali dati usare, valuta i risultati e li spiega; l'AI accelera i calcoli e i compiti ripetitivi.

L'AI sostituirà i data scientist?

No. L'AI automatizza compiti come la scrittura di codice di base o la generazione di grafici, ma non i ruoli. Scegliere il problema giusto, selezionare i dati, riconoscere quando un modello sbaglia e comunicare i risultati resta lavoro umano. Chi sa usare l'AI ha più valore, non meno.

La data science è ancora una buona scelta di studio nonostante l'AI?

Sì. Le aziende italiane hanno sempre più dati e poche persone capaci di trasformarli in decisioni. L'AI alza il livello delle competenze richieste ma non elimina la domanda. Un percorso che unisce fondamenta solide e padronanza degli strumenti AI resta molto richiesto sul mercato.

L'intelligenza artificiale fa parte della data science?

L'AI è un insieme di tecniche — machine learning, deep learning, modelli linguistici — che il data scientist usa quando servono. Non tutti i progetti di data science usano l'AI: molte analisi e report funzionano senza. L'AI è uno strumento della disciplina, non l'intera disciplina.

Da dove conviene iniziare per lavorare nella data science?

L'ordine più sensato è: Python e SQL, poi statistica di base, poi manipolazione dei dati con pandas, infine machine learning e modelli di AI. Costruire progetti reali con questi strumenti conta più della sola teoria, ed è l'approccio dei bootcamp orientati al lavoro.

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